Verità sociale/3

 «Il lavoro, in quanto è attività spiegata (esercitata, n.d.r.) non semplicemente per la voglia e il gusto di spiegarla, ma, mediatamente per un successivo risultato che ne avremo, è immediatamente a beneficio di altri, e sempre ed essenzialmente schiavitù. Nel lavoro noi non operiamo immediatamente e direttamente per noi, come nel giuoco. Operiamo per altri, produciamo qualchecosa per altri, prestiamo un servigio ad altri. Solo con ciò ci possiamo ripromettere da questi altri in cambio un successivo bene economico, in vista del quale soltanto, e non per il gusto che l'attività in sé ci dia, lavoriamo. Ma operare, non per il gusto di operare, bensì per altri, e sotto la coazione della necessità che abbiamo di ciò che riceveremo da essi in cambio, è appunto l'essenziale carattere della schiavitù».

Giuseppe Rensi, Contro il lavoro. Saggio sull'attività più odiata dall'uomo, WoM edizioni, 2022, pagg. 95/96

La prima edizione di questo saggio del filosofo Giuseppe Rensi (1871-1941) si intitolava Critica dell'amore e del lavoro e fu pubblicata nel 1935 a Catania dalla Casa Editrice "Etna".

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