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Belve bipedi

 Le persone non uscite dallo stadio di animalità non riescono a comprendere la violenta casualità della vita umana; essi non possono vivere senza cercare colpevoli e punizioni per coloro che ritengono responsabili di quanto li affligge e li spaventa. Per queste belve bipedi, c'è sempre un nemico da cercare e da colpire con furia, una violenza tanto più grande quanto più difficile è per essi comprendere la dinamica della realtà sociale. Questi assassini in pectore  guardano l'umanità come un domatore guarda la bestia che sta addomesticando a frustate. Per costoro la sola risposta alla violenza è una violenza più atroce ed univoca; la sola risposta al caos dell'esistenza umana è la galera; davanti al mistero, la sola morale è la loro, fatta di vendetta, repressione, controllo, odio: odiare talmente tanto da essere inarrivabili, odiare più di quanto si sia mai fatto prima. Solo così credono di essere al sicuro: se c'è qualcuno a loro servizio che odia e perseguita chi indi...

Verità sociale/15

 «La storia è un tessuto di delitti, di violenze, di sopraffazioni, di stragi, di ingiustizie trionfanti, di dolori indicibili inflitti a innocenti. Dire che tutto ciò è razionale, che tutto ciò è voluto da una Ragione universale per i suoi fini superiori, è una vera e propria impudenza morale. È un insulto alle vittime, è una giustificazione dei carnefici». «Per l'idealismo il male non è reale, ma è solo un momento ideale del bene, la condizione del sorgere del bene, una spinta ad esso. (...) Ma per l'individuo che soffre, per l'individuo reale, il male è reale e assoluto». Giuseppe Rensi 

Verità sociale/14

 «... mais c'est une expérience éternelle que tout homme qui a du pouvoir est porté à en abuser; il va jusqu'à ce qu'il trouve des limites». (...ma è eterna esperienza che ogni uomo che ha del potere è portato ad abusarne, e continua finché trova dei limiti) Charles-Louis de Secondat barone di Montesquieu, De l'esprit des lois , parte II, libro XI, capitolo IV.

Verità sociale/13

 «I'm not against the police; I'm just afraid of them». («Non sono contro la polizia; ne ho solo paura»). Alfred Hitchcock,  agosto 1962 Truffaut, F., & Hitchcock, A. (1985).  Hitchcock  (Revised ed.). Simon & Schuster. p. 109.  

Verità sociale/12

 «Come sapete, quando ci fu il colpo di Stato, invece di liberare il reparto detenuti politici...» «Per errore fu liberato quello dei ladri, lo so» «Fu un fatale errore» sospira Ruggero «Erano tutti avanzi di galera, galeotti incalliti. Sono stati una rovina. Ci hanno danneggiato enormemente» «Tutt'altro» fa Nicola, amabilmente «Fu una fortuna»   «Una fortuna?» esclama l'altro sbalordito. «Una fortuna» ripete il migliore «Un governo di autentici ladri di professione, borsaioli, scassinatori, rapinatori, grassatori di strada maestra, è molto meno ladro dei comuni governi che sono oggi al potere in certi paesi» «Questo è vero» mormora Ruggero, ammirando una volta di più l'acutezza del migliore. «In un certo senso» prosegue Nicola «ci siamo messi al corrente coi tempi e, in confronto con qualche altro paese, possiamo dire d'avere una casta politica integerrima» «Non dico di no, non dico di no» fa Ruggero «Ma, vostra eccellenza m'insegna che, con gli altri governi ruban...

L'eroe

 Vincent Van Gogh non è stato un grande pittore, non è stato un eccelso creatore. Comunque, non quanto vuole la moda. Eppure per milioni di persone è un mito, anzi un eroe. C'è feticismo attorno a lui. Van Gogh è l'eroe della borghesia (cioè del 95% di chi va in una città proprio per vedere una mostra di quadri di Van Gogh, paga il corposo biglietto e spesso acquista la borsa di tela con la stampa della casa gialla, o il segnalibro con la faccia mogia di Van Gogh, o la calamita con i girasoli acidi) è l'eroe dell'arte nella mente dei borghesi perché ha vissuto da pezzente (e al borghese piace vedere chi è pezzente, purché non sia lui stesso o un suo parente) e poi dai suoi quadri è nato un vortice di milioni di dollari ed euro (e il borghese onora chi o cosa produce denaro, fosse anche una malattia). Credo che se Van Gogh ascoltasse una guida che racconta i suoi quadri ad una mostra si chiederebbe: «Ma di chi parlano? Non può esistere un tale personaggio...»

Previsioni fallite

 Nella primavera del 1965, la rivista culturale francese Janus  dedicò il suo numero 8 alla "Scienza o prescienza dell'avvenire".  Si trovano elencate alcune previsioni tecnologiche della Rand Corporation. È notevole il fatto che gli studiosi autori delle previsioni abbiano cercato di usare tutte le cautele possibili per dare pareri secondo loro molto verosimili, anzi per dare previsioni di scoperte e realizzazioni tecnologiche la cui realtà era detta pressoché certa. Ecco le previsioni solo relative all'anno 2026 (cioè scoperte e realizzazioni per le quali si sarebbero svolti i lavori e le ricerche nell'anno in questione): «Simbiosi uomo-macchina, permettendo all'uomo di accrescere la sua intelligenza per interazione meccanica diretta tra il suo cervello e un computer. Controllo chimico del processo di invecchiamento, permettendo di allungare la durata della vita di 50 anni. Allevamento di animali intelligenti (scimmie, cetacei) come mano d'opera inferior...