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L'eroe

 Vincent Van Gogh non è stato un grande pittore, non è stato un eccelso creatore. Eppure per milioni di persone è un mito, anzi un eroe. C'è feticismo attorno a lui. Van Gogh è l'eroe della borghesia (cioè del 95% di chi va in una città proprio per vedere una mostra di quadri di Van Gogh, paga il corposo biglietto e spesso acquista la borsa di tela con la stampa della casa gialla, o il segnalibro con la faccia mogia di Van Gogh, o la calamita con i girasoli acidi) è l'eroe dell'arte nella mente dei borghesi perché ha vissuto da pezzente (e al borghese piace vedere chi è pezzente, purché non sia lui stesso o un suo parente) e poi dai suoi quadri è nato un vortice di milioni di dollari ed euro (e il borghese onora chi o cosa produce denaro, fosse anche una malattia). Credo che se Van Gogh ascoltasse una guida che racconta i suoi quadri ad una mostra si chiederebbe: «Ma di chi parlano? Non può esistere un tale personaggio...»

Previsioni fallite

 Nella primavera del 1965, la rivista culturale francese Janus  dedicò il suo numero 8 alla "Scienza o prescienza dell'avvenire".  Si trovano elencate alcune previsioni tecnologiche della Rand Corporation. È notevole il fatto che gli studiosi autori delle previsioni abbiano cercato di usare tutte le cautele possibili per dare pareri secondo loro molto verosimili, anzi per dare previsioni di scoperte e realizzazioni tecnologiche la cui realtà era detta pressoché certa. Ecco le previsioni solo relative all'anno 2026 (cioè scoperte e realizzazioni per le quali si sarebbero svolti i lavori e le ricerche nell'anno in questione): «Simbiosi uomo-macchina, permettendo all'uomo di accrescere la sua intelligenza per interazione meccanica diretta tra il suo cervello e un computer. Controllo chimico del processo di invecchiamento, permettendo di allungare la durata della vita di 50 anni. Allevamento di animali intelligenti (scimmie, cetacei) come mano d'opera inferior...

La dedizione al peggio, secondo un grande storico dell'arte

 «Dopo la prima guerra mondiale, i più idoleggiati pittori, scultori, poeti, vollero alimentare il sentimento d'angoscia per il futuro col loro disprezzo per l'ordine sociale, la politica e tutte le arti che li avevano preceduti; e i critici elaborarono formule a esaltazione della loro rivolta.  Sin dal primo fiorire dell'arte greca, intorno al 700 a.C., le concezioni (ossia le convenzioni) visive sono state corrose e distorte dalla mania della novità, dalla presunzione di far meglio, da vari impulsi verso un più libero, più efficace, più proficuo esercizio delle proprie funzioni. Ma ciò accadeva in modo più o meno timido e inavvertito, e sempre nella speranza di perfezionare un dato ramo dell'arte: mai col deliberato proposito di buttare a mare l'accumulato tesoro di tradizioni e abilità duramente conquistate nel corso dei secoli.  (...) Soltanto oggi, per la prima volta nella storia, una tradizione classica di lunga data, con tutte le sue convenzioni di inestimabi...

Verità sociale/11

 «Le pouvoir ne se prouve sa force à lui-même que par le singulier abus de couronner quelque absurdité des palmes du succès en insultant au génie, seule force que le pouvoir absolu ne puisse atteindre. La promotion du cheval de Caligula, cette farse impériale, a eu toujours un grand nombre de représentations». Honoré de Balzac 

La vittoria del male

 Sperimentiamo oggi una condizione collettiva del tutto nuova nella storia dell'umanità: noi oggi viviamo nel progetto di società che il capitalismo ha disegnato nel corso degli ultimi due secoli. Noi viviamo il modello che il capitalismo ha prima teorizzato ed oggi imposto.  Per oltre un secolo, si sono affrontate e scontrate diverse "utopie" sociali, che fondamentalmente si rifacevano a due filoni: capitalismo e socialismo. Ha vinto il capitalismo ed ora viviamo secondo la sua formula, in una universale condizione inumana, violenta, spietata come avevano previsto i suoi oppositori.  Anzi, forse ben più orrenda di quanto avessero immaginato. 

Non scelta, ma necessaria conclusione

 Il vecchio scrittore, ad una domanda, rispose: «Non sono ateo perché ho preferito esserlo; sono ateo in conseguenza del fatto, evidentissimo e quasi lapalissiano, che dio non esiste. E per essere più preciso dirò: non esiste alcuna divinità fra le centinaia, forse migliaia, che l'umanità ha immaginato nel corso della sua tragica storia, che è essa stessa la più formidabile prova dell'inesistenza di dio».

Verità sociale/10

 Alle tre di notte del 24 giugno 1892, nell'odierna Sasso Marconi, una frana crollò su grotte scavate nella roccia, detta Rupe del Sasso, per estrarre pietra arenaria, molto richiesta nell'edilizia bolognese. Le cavità così ottenute venivano abitate da famiglie di minatori ma anche affittate a proletari che non potevano permettersi niente di meglio. Il crollo investì cinque case-grotta e uccise 14 persone. Ci furono, allora, i soliti riti di commiserazione e raccolta di denaro per i sopravvissuti. A Olindo Guerrini furono chiesti versi per il Numero Unico pubblicato per beneficenza. Egli scrisse questi sei versi: Fu il fattaccio soltanto, fu la scena cruenta che vi commosse al pianto. Se il monte non franava, morivano di stento, ma nessun ci badava!