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Verità sociale/6

 «Sono solito domandarmi, spesso meravigliato, cosa mai spinga, non dico i cristiani, ma gli uomini tutti, a tale punto di follia da adoperarsi, con tanto zelo, con tante spese, con tanti sforzi, alla reciproca rovina generale della guerra. Che altro infatti facciamo nella vita se non la guerra o prepararci alla guerra? Neppure tutte le bestie combattono tanto, ma solo le belve, le bestie cattive. E neppure queste combattono fra loro, ma solo se sono di specie diverse. Combattono con mezzi naturali. Non come noi con macchine escogitate da un'arte diabolica». Erasmo da Rotterdam

Verità sociale/5

 «Bisogna pure che la verità venga su dai tuguri poiché dall'alto non vengono che menzogne». Louise Michel

Verità sociale/4

 «La storia ci insegna che tutti i grandi uomini sono stati estremamente ingiusti». Friedrich Nietzsche

Verità sociale/3

 «Il lavoro, in quanto è attività spiegata (esercitata, n.d.r. ) non semplicemente per la voglia e il gusto di spiegarla, ma, mediatamente per un successivo risultato che ne avremo, è immediatamente a beneficio di altri, e sempre ed essenzialmente schiavitù. Nel lavoro noi non operiamo immediatamente e direttamente per noi, come nel giuoco. Operiamo per altri, produciamo qualchecosa per altri, prestiamo un servigio ad altri. Solo con ciò ci possiamo ripromettere da questi altri in cambio un successivo bene economico, in vista del quale soltanto, e non per il gusto che l'attività in sé ci dia, lavoriamo. Ma operare, non per il gusto di operare, bensì per altri, e sotto la coazione della necessità che abbiamo di ciò che riceveremo da essi in cambio, è appunto l'essenziale carattere della schiavitù». Giuseppe Rensi, Contro il lavoro. Saggio sull'attività più odiata dall'uomo , WoM edizioni, 2022, pagg. 95/96 La prima edizione di questo saggio del filosofo Giuseppe Rensi (1...

Verità sociale/2

 «Il lavoro, suol dirsi, nobilita l'uomo: è poi vero? Sarà utile forse lasciarlo credere; ma l'esperienza certo non lo conferma. Una parte per lo meno del lavoro industriale in che modo possa produrre questo effetto io non so vedere né immaginare. (...) Gli antichi facevano fare agli schiavi lavori da schiavi, ed eran consentanei. Noi la schiavitù l'abbiamo abolita, ma i lavori restano, restano con l'antica e con la più recente brutalità e con l'effetto di asservire anche le anime dei liberi». Giuseppe Fraccaroli, L'Educazione Nazionale , Bologna, Zanichelli, 1918, pag. 254

Verità sociale/1

 «Il popolo ha paura, voi dite. Noi lo governiamo con lo spauracchio della repressione: se grida, lo gettiamo in prigione; se protesta, lo deportiamo; se si agita, lo ghigliottiniamo. Pessimo calcolo, Signori, credetemi. Le pene che infliggete non pongono un freno agli atti di rivolta. La repressione, invece di essere un rimedio, o quanto meno un palliativo, non fa altro che aggravare il male. Le misure coercitive non possono che alimentare l'odio e la vendetta. È un ciclo fatale. Del resto, da quando tagliate le teste, da quando affollate le prigioni e i bagni penali, siete forse riusciti a evitare che l'odio si manifesti? Dite la vostra! Rispondete! I fatti dimostrano la vostra impotenza». Alexandre Marius Jacob (marzo 1905)

Scuola di scrittura/11

 Nella mia scuola di scrittura, almeno ogni dieci giorni si leggerà il racconto di Dante Arfelli intitolato A rivederci presto. Lo trovate fra la pagina 21 e la pagina 26 del volume Quando c'era la pineta (Ravenna, Edizioni del Girasole, 1975). E alle allieve e agli allievi che mi chiederanno: ma perché leggere sempre quel racconto, perché continuare a leggere quel racconto già letto dieci giorni prima, risponderò che quello è il migliore racconto scritto in lingua italiana di tutti i tempi ed è perciò un modello, un esempio, un fenomeno (phàinomai) di assoluta bellezza e perfezione tecnica.  Dunque, chi voglia essere scrittore (scrittore vero, dico, non facitore di testi scritti) deve formare il suo gusto , la sua misura  e la sua intensità  su quanto di meglio esiste in lingua italiana.