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Verità sociale/10

 Alle tre di notte del 24 giugno 1892, nell'odierna Sasso Marconi, una frana crollò su grotte scavate nella roccia, detta Rupe del Sasso, per estrarre pietra arenaria, molto richiesta nell'edilizia bolognese. Le cavità così ottenute venivano abitate da famiglie di minatori ma anche affittate a proletari che non potevano permettersi niente di meglio. Il crollo investì cinque case-grotta e uccise 14 persone. Ci furono, allora, i soliti riti di commiserazione e raccolta di denaro per i sopravvissuti. A Olindo Guerrini furono chiesti versi per il Numero Unico pubblicato per beneficenza. Egli scrisse questi sei versi: Fu il fattaccio soltanto, fu la scena cruenta che vi commosse al pianto. Se il monte non franava, morivano di stento, ma nessun ci badava!

Verità sociale/8

 «Da un legno storto, com'è quello di cui è fatto l'uomo, non può uscire nulla di interamente diritto». («Aus so krummem Holze, als woraus der Mensch gemacht ist, kann nichts ganz Gerades gezimmert werden») Immanuel Kant

Nel bene e nel male

«La mente dell'uomo che si allarga per abbracciare un'idea nuova non ritorna mai alle dimensioni di prima». Oliver Wendell Holmes (1809-1894) 

Il nostro nemico

 La caverna di Platone è la nostra mente, dentro la quale siamo chiusi, legati, imbavagliati e immobilizzati. La nostra mente è il nostro più spietato, instancabile persecutore. Tutta la storia della filosofia è la storia della ricerca di una fuga da questa buia prigione.

Storie dell'umanità

 Nella grandissima maggioranza dei casi, si è più propensi ad ammettere una propria mediocrità che riconoscere una altrui superiorità.

Chissà perché...

 Il vecchio scrittore domandò: «Perché non sono mai esistite tifoserie avversarie che si accoltellano in occasioni di tornei di scacchi?».

Verità sociale/7

 Il denaro è l'onnipotenza tradotta in dimensioni umane. Il denaro è stato inventato per dare la felicità sulla terra. E ciò che è ancora più orrendo è il fatto che chi non ha denaro non potrà mai essere felice, perché dovrà comunque avere davanti a sé esempi di gente ricca che vive una vita oggettivamente migliore della sua. Spiegate che il denaro non dà la felicità a chi non ha una casa, non ha di che garantire un mese di pasti sani alla sua famiglia, non ha i soldi per comprare medicine o terapie. Convincete che il denaro non dà la felicità  chi si alza alle quattro del mattino per prendere un treno e andare al lavoro. Insegnate che il denaro non dà la felicità a chi deve vivere di rinunce e di incertezze. Il denaro è il muro che i ricchi hanno alzato fra loro e il resto dell'umanità. 

Verità sociale/3

 «Il lavoro, in quanto è attività spiegata (esercitata, n.d.r. ) non semplicemente per la voglia e il gusto di spiegarla, ma, mediatamente per un successivo risultato che ne avremo, è immediatamente a beneficio di altri, e sempre ed essenzialmente schiavitù. Nel lavoro noi non operiamo immediatamente e direttamente per noi, come nel giuoco. Operiamo per altri, produciamo qualchecosa per altri, prestiamo un servigio ad altri. Solo con ciò ci possiamo ripromettere da questi altri in cambio un successivo bene economico, in vista del quale soltanto, e non per il gusto che l'attività in sé ci dia, lavoriamo. Ma operare, non per il gusto di operare, bensì per altri, e sotto la coazione della necessità che abbiamo di ciò che riceveremo da essi in cambio, è appunto l'essenziale carattere della schiavitù». Giuseppe Rensi, Contro il lavoro. Saggio sull'attività più odiata dall'uomo , WoM edizioni, 2022, pagg. 95/96 La prima edizione di questo saggio del filosofo Giuseppe Rensi (1...

Verità sociale/1

 «Il popolo ha paura, voi dite. Noi lo governiamo con lo spauracchio della repressione: se grida, lo gettiamo in prigione; se protesta, lo deportiamo; se si agita, lo ghigliottiniamo. Pessimo calcolo, Signori, credetemi. Le pene che infliggete non pongono un freno agli atti di rivolta. La repressione, invece di essere un rimedio, o quanto meno un palliativo, non fa altro che aggravare il male. Le misure coercitive non possono che alimentare l'odio e la vendetta. È un ciclo fatale. Del resto, da quando tagliate le teste, da quando affollate le prigioni e i bagni penali, siete forse riusciti a evitare che l'odio si manifesti? Dite la vostra! Rispondete! I fatti dimostrano la vostra impotenza». Alexandre Marius Jacob (marzo 1905)

Di odio e di imbecillità

 Dicono esista una categoria di persone (persone? davvero? sono persone?) chiamate haters ; sono quelle e quelli che dicono malvagità malignità cattiverie infamie ecc. in moltissime occasioni; pare siano specializzate/ti in odiare. La loro reazione più frequente e più intensa è detestare e accusare. Il tutto ovviamente si limita a pigiare tasti sulla tastiera del pc e scrivere biasimo e critiche contro qualcuno/a.  Prima che ci fosse la presente catastrofe politica, mentale, cognitiva e "spirituale", queste persone erano le malelingue  che soffiavano veleno tra pochi, in segreto, magari raccomandando discrezione, sputavano calunnie e meschinità, contando forse su una sorta di oscura complicità. Erano assai meno numerose, perché in fondo si vergognavano della loro meschinità. Oggi, l'anonimato li ha resi "coraggiosi" e garruli. Sono tantissime/i e non pensano affatto a quello che stanno facendo. Dedicano tempo a scrivere i loro deliri, ma non dedicano un secondo ...

La condizione umana

  La condizione umana è un teso ponte troppo sottile sull'abisso . Fa paura perché essa è veramente spaventosa. Si crede che la nostra irrimediabile paura possa essere placata con la durezza, con la freddezza, con la violenza, e così, da millenni, si inventano leggi e punizioni , guerre e tribunali .  La condizione umana è dura , è dolorosa. Alla consapevolezza della nostra miserabile pochezza si aggiunge una furia contro noi stessi, i nostri simili, il nostro futuro. Un carcere in cui ogni galeotto vive in perenne timore di ogni altro compagno di pena.

La domanda fondamentale

 La domanda fondamentale, da cui tutte le altre sgorgano, è solo una, da sempre: perché la vita umana è intrisa d'orrore?