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Chissà perché...

 Il vecchio scrittore domandò: «Perché non sono mai esistite tifoserie avversarie che si accoltellano in occasioni di tornei di scacchi?».

Verità sociale/1

 «Il popolo ha paura, voi dite. Noi lo governiamo con lo spauracchio della repressione: se grida, lo gettiamo in prigione; se protesta, lo deportiamo; se si agita, lo ghigliottiniamo. Pessimo calcolo, Signori, credetemi. Le pene che infliggete non pongono un freno agli atti di rivolta. La repressione, invece di essere un rimedio, o quanto meno un palliativo, non fa altro che aggravare il male. Le misure coercitive non possono che alimentare l'odio e la vendetta. È un ciclo fatale. Del resto, da quando tagliate le teste, da quando affollate le prigioni e i bagni penali, siete forse riusciti a evitare che l'odio si manifesti? Dite la vostra! Rispondete! I fatti dimostrano la vostra impotenza». Alexandre Marius Jacob (marzo 1905)

Piacere e dovere

 Oggi (e questo oggi  è iniziato settanta anni fa) non si può usare la categoria del piacere parlando di arte. Dire «questo quadro non mi piace», «questa scultura non mi piace» è considerato atto rivelatore di povertà culturale, di sprovvedutezza culturale, di piccineria e ignoranza. Oggi l'arte non può e non deve piacere , ma deve essere "capita", "inquadrata nel suo contesto storico e sociale", "compresa come anello di una catena di cause-effetti che portano a certe consapevolezze". Tutto ciò mi ricorda i matrimoni combinati di cento anni fa; quando alla ragazza cui si imponeva un marito che lei mai avrebbe voluto, i genitori dicevano: "Vedrai che col tempo imparerai ad amarlo".

Cézanne e tutto il resto

In fondo, sono grato ad un insegnante universitario, R.B., che mi ha fatto scoprire (suo malgrado) la autentica indicibile genesi della sedicente arte moderna. Questo tale R.B. aveva un culto feticistico per Cézanne, di cui magnificava senza riserve tutte le opere. Lo proclamava il gigantesco fondatore dell'arte contemporanea; tutta l'attuale gloria nasceva da lui.  E poiché nella pittura è, almeno per ora, ammessa la libertà di pensiero, io guardavo quella roba (R.B. chiedeva a noi studenti di conoscere tutta l'opera di Cézanne, di cui dovevamo - per l'esame - riconoscere la riproduzione in bianco e nero  di un'opera a caso e ripeterne il commento fatto da R.B.), io guardavo quella roba e non mi piaceva . Cézanne è evidentemente incapace di dipingere, disegnava male, era un insicuro dilettante, non era in grado di costruire una prospettiva appena credibile, le sue realizzazioni in pittura hanno un esatto corrispettivo solo nei dipinti che i ferrovieri pensionati me...

Oggi come mille anni fa

 Ogni epoca ha maledetto l'orrore del suo tempo, la miseria del suo vivere. Ci sono testi dell'Antico Egitto che piangono il decadimento della condizione umana. Dunque, non è mai esistita l'Età dell'Oro e chi rimpiange un passato (qualunque passato) rimpiange ciò che non è mai davvero esistito, e per questo è un tempo felice. E tuttavia, mai come oggi (2025) è enorme e straziante la distanza tra ciò che siamo e che accade e ciò che potrebbe accadere e potremmo essere. La scienza e la tecnica hanno dato strumenti potenti per migliorare l'esistenza umana, ma le classi dominanti hanno deciso che la vita delle persone sia la stessa di mille anni fa: chi è ricco vive felice, chi non lo è abbastanza lavora per sopravvivere, chi è povero soffre senza speranza. Le classi dominanti godono i benefici della scienza e della tecnica del XXI secolo e ne fanno scontare il prezzo altissimo, le conseguenze malefiche e ogni bruttura (e sono tante) alle classi subalterne.  In questo, ...

Mai prima d'ora

 Nella storia umana, non è mai accaduto prima d'ora che fosse così gigantesca e straziante la lontananza tra ciò che la conoscenza potrebbe fare per il bene di ciascuna delle persone viventi e la sofferenza assurda che invece è diffusa universalmente. 

Abilità e fortuna

 «Nella vita, come in ogni gioco il cui risultato dipende sia dall'abilità che dalla fortuna, la risposta razionale alle cattive probabilità è di riprovare mettendocela tutta». Marvin Harris, Cannibali e re.  Le origini delle culture , Milano, Feltrinelli, 1979, pag. 209

Morte dell'arte e morte della natura

 Nel passato, l'arte riproduceva ( imitava , si diceva) la natura. Il supremo potere della pittura era ricreare la natura nel dipinto; sono famosi gli aneddoti di una riproduzione così perfetta da non essere distinguibile dalla realtà: la mosca dipinta sulla tela che l'osservatore cercava di scacciare, credendola vera. Oggi, l'arte si allontana dalla natura e dichiara il suo disprezzo, il suo schifo per il reale.  La cosiddetta arte oggi è la secrezione della mente del cosiddetto artista; niente di più, niente di meno. Non è un caso fortuito il fatto che, in Occidente, l'allontanamento dell'arte dalla natura segua un percorso nel tempo che è esattamente sovrapponibile a quello del trionfo del capitalismo.

Dell'arte e di ciò che le sta attorno/3

La c.d. arte oggi (2025) è segnata da una brutta contraddizione: all'artista (ovvero: a colui cui è attribuito il titolo di artista da critici d'arte professionisti e mercanti d'arte) è  riconosciuta ogni libertà, anzi è tanto più artista quanto più è libero di ignorare o irridere a ogni canone artistico apparso sulla terra fino ad oggi: il c.d. artista può fare quello che vuole (da mettere merda in scatola e venderla a dichiarare opera d'arte sacchi e plastica abbrustoliti, o taglietti su una tela); il c.d. artista gode di una libertà assoluta (e questo mi trova del tutto d'accordo). Una simile piena libertà, però, non è riconosciuta al pubblico (chiamo pubblico tutta la gente che non fa parte delle categorie: critici d'arte professionisti e mercanti d'arte). Il pubblico non ha la libertà di dire chiaro e tondo che quella c.d. arte di cui sopra fa schifo ed è una porcheria miserabile. Se lo facesse, ci sarebbero diversi personaggi pronti a spiegare perché ...

Scuola di scrittura/8

 I migliori, gli autentici, i soli maestri di scrittura sono scrittori che non ne frequentarono mai una, che non seguirono mai i precetti che insegnano (pagati) ai loro studenti e che mai avrebbero immaginato che sarebbero stati pagati per insegnare ciò che essi scoprirono da soli.

Scuola di scrittura/6

«Non interviene sempre, ma io reputo che la fama degli scrittori ottimi soglia essere effetto del caso più che dei meriti loro». Giacomo Leopardi  ( Il Parini, ovvero della gloria )

dell'arte contemporanea

«Se oggi il mio maestro Mavrudis fosse in Italia, potrebbe condurre a scuola tutti i nostri "geni" modernisti ed insegnare loro che prima di essere cezanniani, picassiani, soutiniani o matissiani e prima di avere l'emozione, l'angoscia, la sincerità, la sensibilità, la spontaneità, la spiritualità ed altre scemenze della stessa risma, farebbero meglio ad imparare a fare una buona e bella punta al loro lapis e poi con quella punta cercare di disegnare bene un occhio, un naso, una bocca o un orecchio». (Giorgio De Chirico)  

scrittore e società

 Uno scrittore è espressione del proprio tempo non più di quanto decida di doverlo essere.

scuola di scrittura/4

 «La personne de l'écrivain, son organisation tout entière s'engage et s'accuse elle-même jusque dans ses oeuvres; il ne les écrit pas seulement avec sa pure pensée, mais avec son sang et ses muscles.  La physiologie et l'hygiène d'un écrivain sont devenues un des chapitres indispensables dans l'analyse qu'on fait de son talent».    Sainte Beuve

Lo scrittore affermato

 «Vi sarete bene accorti che al giorno d'oggi non si fa che parlare di esaurimento nervoso; è difficilissimo imbroccare una persona che non sia, per un verso o per l'altro, esaurita». Cos'è 'sta roba? L'inizio di un tema di un ragazzino di seconda media del 1960? La lettera al giornale di un ragioniere che protesta contro gli onorari degli psichiatri che giudica esosi? No, è l' incipit  di un racconto di Giuseppe Berto, intitolato «Esaurimento nervoso», uscito su L'Illustrazione Italiana dell'agosto 1962. Da questo, apprendiamo almeno due importanti verità: che, una volta raggiunta la qualità riconosciuta di scrittore si può scrivere qualunque (pessima) cosa e non si subiranno conseguenze. La seconda: che per giudicare un racconto, occorre leggerlo tutto. 

Della letteratura, oggi

 «On est ce qu'on peut, mais on sent ce qu'on est». Stendhal

Delle scuole di scrittura/2

 «Au language la recherche des phrases nouvelles et des mots peu cogneus vient d'une ambition scholastique et puerile. Peusse je ne me servir que de ceulx qui servent aux halles à Paris!». Montaigne, Essais , I, 25.

Del giudizio letterario

Per avere una buona indicazione (certo, non una sentenza definitiva, ma una indicazione significativa e raramente errata) per avere, dicevo, una buona indicazione della qualità letteraria di uno scrittore, fate un censimento delle letture di coloro che villeggiano - in casa propria o in albergo - per almeno otto giorni a Cortina d'Ampezzo. La reale qualità letteraria degli autori è inversamente proporzionale alla loro diffusione presso i villeggianti di Cortina d'Ampezzo.

Delle scuole di scrittura

 «Non esiste la ricetta per scrivere bene: a volte ti riesce con facilità e in modo perfetto; altre volte è come scalare una roccia e ripiombare giù a capofitto». Ernest Hemingway (in Epoca , a. XXIII n. 1121, 26.3.1972, pag. 25) P.S.: Hemingway scriveva male .

Delle prime cinque pagine, ovvero Chi decide cosa come?

Un consiglio, o piuttosto una prescrizione, che viene spesso rivolto a chi vuole proporre agli editori il suo romanzo è questo: "Le prime cinque pagine devono catturare, devono avvincere, devono essere perciò originali e far continuare la lettura". Le prime cinque pagine.... Con questo criterio (vorrei sapere chi lo ha fissato), opere immortali oggi sarebbero sconosciute, abortite. Rifiutate. Potete immaginare un esordio meno accattivante e avvincente dei Promessi Sposi ?  «Quel ramo del lago di Como...», e si continua così, con una  ouverture  pacata, larga, solenne, per diverse pagine, nelle quali non succede niente. Esiste un incipit  meno accattivante della Recherche ? E l'editor trentenne fresco (e invaghito) di corso manageriale cosa direbbe delle prime cinque pagine del Gattopardo ? E le prime cinque pagine di quel capolavoro ignorato che è I superflui  di Dante Arfelli sono esattamente il contrario di un inizio da scuola di scrittura. Per fortuna del mon...