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Scuola di scrittura/10

 I teorici delle "prime cinque pagine", i docenti della strategia delle "prime cinque pagine", come giudicano la prima pagina de Il giocatore di Dostoevskij? È approvata? È corretta, secondo le prescrizioni della loro "scuola"? 

Scuola di scrittura/9

 A mio parere, una scuola di scrittura (se proprio occorre che ce ne siano) dovrebbe indicare soltanto esempi negativi, cioè presentare modelli di scrittura da evitare, per aiutare l'allievo e l'allieva a formare quello che un tempo si chiamava il gusto . Secondo l'antica formula, collaudata da secoli di esperienza, il gusto si forma sempre col confronto, con l'esercizio di selezione, con la lettura che ricorda e paragona le diverse espressioni. Il gusto si forma evitando errori. Un tempo, la sola scuola di scrittura pensabile era la lettura, vasta, continua, fervida, attenta. E dunque nella mia scuola di scrittura darei alcuni esempi di scrittori da considerare come la mortificazione della scrittura, come esempio negativo e comincerei con nominare Moravia, Hemingway e Salinger. 

Alberto Moravia

 «I popolani delle novelle di Moravia parlano il linguaggio dei poveri che debbono essere ascoltati dai ricchi».  Leo Longanesi (1954)

Lettore e scrittore

 Il lettore che si attacca ad uno scrittore come un cane si attacca al padrone più generoso di cibo e carezze è un mostro di natura. La scrittura è libertà, sia per chi scrive che per chi legge. Il diventare devoti è l'insulto più greve che si possa fare ad uno scrittore che si apprezza davvero. Per capirci bene: essere fan di uno scrittore è indegno di un lettore e degrada lo scrittore. A mio parere, la dialettica più sana ed efficace tra lettore e scrittore è una affettuosa, consapevole e brillante diffidenza.

Scuola di scrittura/5

 «Le combat contre le temps est la seule activité digne d'un écrivain».                                                                   Howard P. Lovecraft (Non conosco la versione originale della citazione, che ho trovato in traduzione francese)

Si scrive solo per essere letti

  Lo scrivere è un atto rivolto agli altri. Scrivere è non solo comunicare, ma comunicare con la fiducia, o la speranza, che qualcuno accoglierà il nostro messaggio. Si scrive solo per essere letti. Se qualcuno afferma il contrario («scrivo solo per me») mente; può mentire anche a se stesso, ma comunque mente. Probabilmente, non ne è consapevole, ma mente e prima o poi (forse, chissà, anche decenni più tardi) scoprirà che mentiva. È una menzogna innocentissima, che non fa nessun danno, ma come ogni menzogna serve solo a fare confusione. Si scrive solo per essere letti, e chi scrive narrativa e poesie e saggistica e ogni testo curato, scrive per essere letto da quante più persone possibili. Ed è perfettamente giusto, naturale che sia così. Non è invece naturale, a mio parere, fare i ritrosi, i timidi, dichiararsi indegno di attenzione, considerarsi  poco e giudicare sciocchezze le cose che scrive. È una eccessiva modestia imposta, che mi ricorda la falsa umiltà di certi preti. ...

premi letterari

 «Per ottenere un premio letterario, non credo che siano necessari maggiori intrighi, che per ottenere un avanzamento di carriera in una qualsiasi azienda».  Paolo Volponi, premio Strega 1965. E questa affermazione (di cui lascio a Volponi tutta la paternità) può valere tanto pro o contro  la correttezza e la trasparenza dei premi letterari. Personalmente, conosco una "azienda" in cui l'avanzamento di carriera è puro e totale arbitrio del capetto di turno. 

della letteratura d'oggi

Oggi non vi sono più scuole letterarie, ma linee editoriali. Evidentemente, è questa la letteratura voluta dalla società globalizzata posseduta dalle multinazionali. 

Lo scrittore affermato

 «Vi sarete bene accorti che al giorno d'oggi non si fa che parlare di esaurimento nervoso; è difficilissimo imbroccare una persona che non sia, per un verso o per l'altro, esaurita». Cos'è 'sta roba? L'inizio di un tema di un ragazzino di seconda media del 1960? La lettera al giornale di un ragioniere che protesta contro gli onorari degli psichiatri che giudica esosi? No, è l' incipit  di un racconto di Giuseppe Berto, intitolato «Esaurimento nervoso», uscito su L'Illustrazione Italiana dell'agosto 1962. Da questo, apprendiamo almeno due importanti verità: che, una volta raggiunta la qualità riconosciuta di scrittore si può scrivere qualunque (pessima) cosa e non si subiranno conseguenze. La seconda: che per giudicare un racconto, occorre leggerlo tutto. 

«Memoriale» di Paolo Volponi

 Nella mia ideale (impossibile) "scuola di scrittura", il romanzo «Memoriale» di Paolo Volponi ha una sua preminenza; lo ritengo un romanzo compiutamente riuscito, un'opera tecnicamente altissima. La "trama" è di fatto inesistente, perché il romanzo racconta (nella difficilissima  prima persona ) la vicenda di un uomo che, dopo la prigionia nella seconda guerra mondiale, entra in fabbrica. Quest'uomo, Albino Saluggia, entra non tanto nella fabbrica visibile, nella fabbrica reale, ma nella sua organizzazione, nei suoi tempi e alle sue macchine; quest'uomo entra nella dimensione esistenziale della fabbrica, la sua mente viene cambiata e posseduta dalla fabbrica, le sue creature (il capo reparto, i medici, i colleghi) e le sue leggi. Il romanzo è la storia della mente di Saluggia che trova nemici congiurati contro di lui per aumentare «i suoi mali» e per dargliene nuovi. Può essere interessante un romanzo della paranoia di un operaio? Se proposto così no, e...

Della letteratura, oggi

 «On est ce qu'on peut, mais on sent ce qu'on est». Stendhal

Della letteratura, oggi

Quale letteratura potrà esistere in un tempo in cui per esprimere stupore, compiacimento, gioia, soddisfazione, meraviglia si conosce e si usa una sola parola: WOW.....? Quale narrativa potrà vivere oggi, quale narrativa resterà nel futuro di un tempo in cui non si sa cosa dire se non WOW.....? Nel mondo-WOW  cos'è la letteratura? 

Delle scuole di scrittura/2

 «Au language la recherche des phrases nouvelles et des mots peu cogneus vient d'une ambition scholastique et puerile. Peusse je ne me servir que de ceulx qui servent aux halles à Paris!». Montaigne, Essais , I, 25.

Del giudizio letterario

Per avere una buona indicazione (certo, non una sentenza definitiva, ma una indicazione significativa e raramente errata) per avere, dicevo, una buona indicazione della qualità letteraria di uno scrittore, fate un censimento delle letture di coloro che villeggiano - in casa propria o in albergo - per almeno otto giorni a Cortina d'Ampezzo. La reale qualità letteraria degli autori è inversamente proporzionale alla loro diffusione presso i villeggianti di Cortina d'Ampezzo.

Delle scuole di scrittura

 «Non esiste la ricetta per scrivere bene: a volte ti riesce con facilità e in modo perfetto; altre volte è come scalare una roccia e ripiombare giù a capofitto». Ernest Hemingway (in Epoca , a. XXIII n. 1121, 26.3.1972, pag. 25) P.S.: Hemingway scriveva male .

Delle prime cinque pagine, ovvero Chi decide cosa come?

Un consiglio, o piuttosto una prescrizione, che viene spesso rivolto a chi vuole proporre agli editori il suo romanzo è questo: "Le prime cinque pagine devono catturare, devono avvincere, devono essere perciò originali e far continuare la lettura". Le prime cinque pagine.... Con questo criterio (vorrei sapere chi lo ha fissato), opere immortali oggi sarebbero sconosciute, abortite. Rifiutate. Potete immaginare un esordio meno accattivante e avvincente dei Promessi Sposi ?  «Quel ramo del lago di Como...», e si continua così, con una  ouverture  pacata, larga, solenne, per diverse pagine, nelle quali non succede niente. Esiste un incipit  meno accattivante della Recherche ? E l'editor trentenne fresco (e invaghito) di corso manageriale cosa direbbe delle prime cinque pagine del Gattopardo ? E le prime cinque pagine di quel capolavoro ignorato che è I superflui  di Dante Arfelli sono esattamente il contrario di un inizio da scuola di scrittura. Per fortuna del mon...

Inizio

 Oggi è mercoledì 18 gennaio 2023; inauguro questo blog in cui vorrei scrivere note e osservazioni sulla mia attività di narratore e saggista. Nonostante l'aspetto e la tecnologia nuovissimi, è un blog animato dalla antica riflessione dello scrittore sulla sua attività; non ho alcun interesse per le modalità attuali di comunicazione e giudizio (troppo spesso caratterizzati da violenza incomprensibile). Nelle mie intenzioni, la sola cosa che qui manca è la carta: per il resto, vorrei che questo blog fosse comprensibile e gradevole anche ad una donna o ad un uomo del 1823.  E questo non perché la narrativa del 1823 fosse migliore della nostra d'oggi.