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Scuola di scrittura/11

 Nella mia scuola di scrittura, almeno ogni dieci giorni si leggerà il racconto di Dante Arfelli intitolato A rivederci presto. Lo trovate fra la pagina 21 e la pagina 26 del volume Quando c'era la pineta (Ravenna, Edizioni del Girasole, 1975). E alle allieve e agli allievi che mi chiederanno: ma perché leggere sempre quel racconto, perché continuare a leggere quel racconto già letto dieci giorni prima, risponderò che quello è il migliore racconto scritto in lingua italiana di tutti i tempi ed è perciò un modello, un esempio, un fenomeno (phàinomai) di assoluta bellezza e perfezione tecnica.  Dunque, chi voglia essere scrittore (scrittore vero, dico, non facitore di testi scritti) deve formare il suo gusto , la sua misura  e la sua intensità  su quanto di meglio esiste in lingua italiana. 

Vecchi e nuovi romanzi di svago

 La vera differenza tra i feuilletons di Francesco Mastriani e Carolina Invernizio e quelli di Dan Brown sta nel fatto che Mastriani e Invernizio non citavano mai nomi di ditte famose ("brand"), Brown invece sì, ogni volta che può.

La narrativa italiana del 2025 (ad uso dei nostri pronipoti del 2050)

 Cani, gattini, caffè fumanti in grandi tazze da tenere con le due mani, deliziosa ricerca di sé, amicizia che dà problemi ma poi tanta gioia, amore, amore, amore e amore che fa passare giornate piene piene, nonne, nonne parlanti e nonne morte, bambini molto saggi e tanto suggestivi anche quando rompono i coglioni, gattini che sono tanto cari e oh sì indipendenti, cani saggi fedeli, lavoro che è competizione ma alla fine arriva il momento che ti chiedi e allora cambi tutto perché hai pensato ad una nonna saggia e morta o a un gattino sovrano, investigatori che sono tutti diversi e tutti uguali e tutti caratteristici con simpatiche manie o segreti antichi dolori ma che trovano sempre il colpevole, pasticcerie, dolci, torte, cuochi ma più cuoche, bignè sempre alla crema, tè, tisane, l'anima che si effonde nel profumo caldo di pane appena sfornato o torte create sulla ricetta della saggia nonna morta da tanto o da poco, bambini saggi e impertinenti comunque geniali, ricordi di famigli...

Grandi editori e risate

 La politica attuale delle medie e grandi case editrici riflette esattamente, come uno specchio terso, la prassi politica attuale delle sedicenti grandi democrazie: tutti i cittadini e tutte le cittadine hanno la stessa parità di diritti e la medesima dignità sociale; in effetti solo una minuscola minoranza può esercitare ogni suo diritto fino ad attribuirsene dei nuovi che si chiamano privilegi.  Così è per l'editoria: guardate il sito di una grande o grandissima casa editrice: vi troverete le istruzioni per sottoporre il vostro "manoscritto". Fatelo, e aumenterete di una unità l'enorme numero dei candidi (ho scritto candidi  non candidati ). E farete ridere un po' di più chi si occupa del recapito email della maestosa sfinge editoriale. Stupirsi? Recriminare? Sarebbe precisamente come recriminare e stupirsi che su questo infelice pianeta ha vinto e domina il capitalismo. 

Scuola di scrittura/9

 A mio parere, una scuola di scrittura (se proprio occorre che ce ne siano) dovrebbe indicare soltanto esempi negativi, cioè presentare modelli di scrittura da evitare, per aiutare l'allievo e l'allieva a formare quello che un tempo si chiamava il gusto . Secondo l'antica formula, collaudata da secoli di esperienza, il gusto si forma sempre col confronto, con l'esercizio di selezione, con la lettura che ricorda e paragona le diverse espressioni. Il gusto si forma evitando errori. Un tempo, la sola scuola di scrittura pensabile era la lettura, vasta, continua, fervida, attenta. E dunque nella mia scuola di scrittura darei alcuni esempi di scrittori da considerare come la mortificazione della scrittura, come esempio negativo e comincerei con nominare Moravia, Hemingway e Salinger. 

L'editoria d'oggi

 Le case editrici, oggi, sono industrie di abbigliamento i cui esperti credono di saper prevedere quale moda avrà successo. 

Editori d'oggi

 Le case editrici, oggi, sono ristoranti i cui menu hanno qualche centinaio di pagine. 

Lo scrittore borghese, bassamente borghese

 Nel 1962, Dacia Maraini vinse sei milioni di lire con il romanzo L'età del malessere , vincitore del Premio Formentor. Ci fu chi accusò Moravia di avere influenzato la conclusione del premio, facendolo assegnare alla donna che era (o stava per essere) la sua compagna. Moravia rispose che non c'entrava assolutamente nulla. E disse anche, secondo quanto dichiarò Giuseppe Berto: «che cosa sono in fondo sei milioni, io che vivo nel mondo del cinema non ci faccio caso e non val la pena di fare tanto rumore». (Vedi Vie Nuove, a. XVII, n. 21, 24 maggio 1962, pag. 22). Sempre secondo la testimonianza di Berto citata, in risposta ad uno studente che protestava Moravia mise «una mano in tasca» e disse «le restituisco le mille lire». Questo episodio è uno dei molti motivi per cui io considero Moravia uno scrittore meno che mediocre (anzi, non lo ritengo uno scrittore, ma uno scrivente) e non stimo la sua esperienza umana.

Miseria e antica nobiltà

 Le case editrici, oggi, sono dei saloni di vendita d'automobili con più carta che pneumatici. 

Scuola di scrittura/8

 I migliori, gli autentici, i soli maestri di scrittura sono scrittori che non ne frequentarono mai una, che non seguirono mai i precetti che insegnano (pagati) ai loro studenti e che mai avrebbero immaginato che sarebbero stati pagati per insegnare ciò che essi scoprirono da soli.

Alberto Moravia

 «I popolani delle novelle di Moravia parlano il linguaggio dei poveri che debbono essere ascoltati dai ricchi».  Leo Longanesi (1954)

Scuola di scrittura/6

«Non interviene sempre, ma io reputo che la fama degli scrittori ottimi soglia essere effetto del caso più che dei meriti loro». Giacomo Leopardi  ( Il Parini, ovvero della gloria )

Lettore e scrittore

 Il lettore che si attacca ad uno scrittore come un cane si attacca al padrone più generoso di cibo e carezze è un mostro di natura. La scrittura è libertà, sia per chi scrive che per chi legge. Il diventare devoti è l'insulto più greve che si possa fare ad uno scrittore che si apprezza davvero. Per capirci bene: essere fan di uno scrittore è indegno di un lettore e degrada lo scrittore. A mio parere, la dialettica più sana ed efficace tra lettore e scrittore è una affettuosa, consapevole e brillante diffidenza.

Scuola di scrittura/5

 «Le combat contre le temps est la seule activité digne d'un écrivain».                                                                   Howard P. Lovecraft (Non conosco la versione originale della citazione, che ho trovato in traduzione francese)

Si scrive solo per essere letti

  Lo scrivere è un atto rivolto agli altri. Scrivere è non solo comunicare, ma comunicare con la fiducia, o la speranza, che qualcuno accoglierà il nostro messaggio. Si scrive solo per essere letti. Se qualcuno afferma il contrario («scrivo solo per me») mente; può mentire anche a se stesso, ma comunque mente. Probabilmente, non ne è consapevole, ma mente e prima o poi (forse, chissà, anche decenni più tardi) scoprirà che mentiva. È una menzogna innocentissima, che non fa nessun danno, ma come ogni menzogna serve solo a fare confusione. Si scrive solo per essere letti, e chi scrive narrativa e poesie e saggistica e ogni testo curato, scrive per essere letto da quante più persone possibili. Ed è perfettamente giusto, naturale che sia così. Non è invece naturale, a mio parere, fare i ritrosi, i timidi, dichiararsi indegno di attenzione, considerarsi  poco e giudicare sciocchezze le cose che scrive. È una eccessiva modestia imposta, che mi ricorda la falsa umiltà di certi preti. ...

dell'arte contemporanea

«Se oggi il mio maestro Mavrudis fosse in Italia, potrebbe condurre a scuola tutti i nostri "geni" modernisti ed insegnare loro che prima di essere cezanniani, picassiani, soutiniani o matissiani e prima di avere l'emozione, l'angoscia, la sincerità, la sensibilità, la spontaneità, la spiritualità ed altre scemenze della stessa risma, farebbero meglio ad imparare a fare una buona e bella punta al loro lapis e poi con quella punta cercare di disegnare bene un occhio, un naso, una bocca o un orecchio». (Giorgio De Chirico)  

scuola di scrittura/4

 «La personne de l'écrivain, son organisation tout entière s'engage et s'accuse elle-même jusque dans ses oeuvres; il ne les écrit pas seulement avec sa pure pensée, mais avec son sang et ses muscles.  La physiologie et l'hygiène d'un écrivain sont devenues un des chapitres indispensables dans l'analyse qu'on fait de son talent».    Sainte Beuve

Delle scuole di scrittura/3

 «Sono convinto che il maestro può aiutare con consigli, può tracciare la via da percorrere, ma quando non c'è il sentimento dell'arte non vale nessun maestro né nessun indirizzo».  Giovanni Fattori.

Della letteratura, oggi

 «On est ce qu'on peut, mais on sent ce qu'on est». Stendhal

Del giudizio letterario

Per avere una buona indicazione (certo, non una sentenza definitiva, ma una indicazione significativa e raramente errata) per avere, dicevo, una buona indicazione della qualità letteraria di uno scrittore, fate un censimento delle letture di coloro che villeggiano - in casa propria o in albergo - per almeno otto giorni a Cortina d'Ampezzo. La reale qualità letteraria degli autori è inversamente proporzionale alla loro diffusione presso i villeggianti di Cortina d'Ampezzo.