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Scuola di scrittura/11

 Nella mia scuola di scrittura, almeno ogni dieci giorni si leggerà il racconto di Dante Arfelli intitolato A rivederci presto. Lo trovate fra la pagina 21 e la pagina 26 del volume Quando c'era la pineta (Ravenna, Edizioni del Girasole, 1975). E alle allieve e agli allievi che mi chiederanno: ma perché leggere sempre quel racconto, perché continuare a leggere quel racconto già letto dieci giorni prima, risponderò che quello è il migliore racconto scritto in lingua italiana di tutti i tempi ed è perciò un modello, un esempio, un fenomeno (phàinomai) di assoluta bellezza e perfezione tecnica.  Dunque, chi voglia essere scrittore (scrittore vero, dico, non facitore di testi scritti) deve formare il suo gusto , la sua misura  e la sua intensità  su quanto di meglio esiste in lingua italiana. 

Scuola di scrittura/10

 I teorici delle "prime cinque pagine", i docenti della strategia delle "prime cinque pagine", come giudicano la prima pagina de Il giocatore di Dostoevskij? È approvata? È corretta, secondo le prescrizioni della loro "scuola"? 

Vecchi e nuovi romanzi di svago

 La vera differenza tra i feuilletons di Francesco Mastriani e Carolina Invernizio e quelli di Dan Brown sta nel fatto che Mastriani e Invernizio non citavano mai nomi di ditte famose ("brand"), Brown invece sì, ogni volta che può.

Politica culturale delle case editrici d'oggi

 Si fa credito solo ai ricchi. Come ogni banca sa bene.  (Come ci si arricchisca, non è cosa che interessi alla banca).

Editori d'oggi

 Le case editrici, oggi, sono ristoranti i cui menu hanno qualche centinaio di pagine. 

Lo scrittore borghese, bassamente borghese

 Nel 1962, Dacia Maraini vinse sei milioni di lire con il romanzo L'età del malessere , vincitore del Premio Formentor. Ci fu chi accusò Moravia di avere influenzato la conclusione del premio, facendolo assegnare alla donna che era (o stava per essere) la sua compagna. Moravia rispose che non c'entrava assolutamente nulla. E disse anche, secondo quanto dichiarò Giuseppe Berto: «che cosa sono in fondo sei milioni, io che vivo nel mondo del cinema non ci faccio caso e non val la pena di fare tanto rumore». (Vedi Vie Nuove, a. XVII, n. 21, 24 maggio 1962, pag. 22). Sempre secondo la testimonianza di Berto citata, in risposta ad uno studente che protestava Moravia mise «una mano in tasca» e disse «le restituisco le mille lire». Questo episodio è uno dei molti motivi per cui io considero Moravia uno scrittore meno che mediocre (anzi, non lo ritengo uno scrittore, ma uno scrivente) e non stimo la sua esperienza umana.

Scuola di scrittura/8

 I migliori, gli autentici, i soli maestri di scrittura sono scrittori che non ne frequentarono mai una, che non seguirono mai i precetti che insegnano (pagati) ai loro studenti e che mai avrebbero immaginato che sarebbero stati pagati per insegnare ciò che essi scoprirono da soli.

Alberto Moravia

 «I popolani delle novelle di Moravia parlano il linguaggio dei poveri che debbono essere ascoltati dai ricchi».  Leo Longanesi (1954)

Scuola di scrittura/7

 «Possiamo dire con verità, che oramai l'affaticarsi di scrivere perfettamente, è quasi inutile alla fama». Giacomo Leopardi ( Il Parini ovvero della gloria )

Scuola di scrittura/6

«Non interviene sempre, ma io reputo che la fama degli scrittori ottimi soglia essere effetto del caso più che dei meriti loro». Giacomo Leopardi  ( Il Parini, ovvero della gloria )

Lettore e scrittore

 Il lettore che si attacca ad uno scrittore come un cane si attacca al padrone più generoso di cibo e carezze è un mostro di natura. La scrittura è libertà, sia per chi scrive che per chi legge. Il diventare devoti è l'insulto più greve che si possa fare ad uno scrittore che si apprezza davvero. Per capirci bene: essere fan di uno scrittore è indegno di un lettore e degrada lo scrittore. A mio parere, la dialettica più sana ed efficace tra lettore e scrittore è una affettuosa, consapevole e brillante diffidenza.

Si scrive solo per essere letti

  Lo scrivere è un atto rivolto agli altri. Scrivere è non solo comunicare, ma comunicare con la fiducia, o la speranza, che qualcuno accoglierà il nostro messaggio. Si scrive solo per essere letti. Se qualcuno afferma il contrario («scrivo solo per me») mente; può mentire anche a se stesso, ma comunque mente. Probabilmente, non ne è consapevole, ma mente e prima o poi (forse, chissà, anche decenni più tardi) scoprirà che mentiva. È una menzogna innocentissima, che non fa nessun danno, ma come ogni menzogna serve solo a fare confusione. Si scrive solo per essere letti, e chi scrive narrativa e poesie e saggistica e ogni testo curato, scrive per essere letto da quante più persone possibili. Ed è perfettamente giusto, naturale che sia così. Non è invece naturale, a mio parere, fare i ritrosi, i timidi, dichiararsi indegno di attenzione, considerarsi  poco e giudicare sciocchezze le cose che scrive. È una eccessiva modestia imposta, che mi ricorda la falsa umiltà di certi preti. ...

scuola di scrittura/4

 «La personne de l'écrivain, son organisation tout entière s'engage et s'accuse elle-même jusque dans ses oeuvres; il ne les écrit pas seulement avec sa pure pensée, mais avec son sang et ses muscles.  La physiologie et l'hygiène d'un écrivain sont devenues un des chapitres indispensables dans l'analyse qu'on fait de son talent».    Sainte Beuve

della letteratura d'oggi

Oggi non vi sono più scuole letterarie, ma linee editoriali. Evidentemente, è questa la letteratura voluta dalla società globalizzata posseduta dalle multinazionali. 

Lo scrittore affermato

 «Vi sarete bene accorti che al giorno d'oggi non si fa che parlare di esaurimento nervoso; è difficilissimo imbroccare una persona che non sia, per un verso o per l'altro, esaurita». Cos'è 'sta roba? L'inizio di un tema di un ragazzino di seconda media del 1960? La lettera al giornale di un ragioniere che protesta contro gli onorari degli psichiatri che giudica esosi? No, è l' incipit  di un racconto di Giuseppe Berto, intitolato «Esaurimento nervoso», uscito su L'Illustrazione Italiana dell'agosto 1962. Da questo, apprendiamo almeno due importanti verità: che, una volta raggiunta la qualità riconosciuta di scrittore si può scrivere qualunque (pessima) cosa e non si subiranno conseguenze. La seconda: che per giudicare un racconto, occorre leggerlo tutto. 

Delle scuole di scrittura/3

 «Sono convinto che il maestro può aiutare con consigli, può tracciare la via da percorrere, ma quando non c'è il sentimento dell'arte non vale nessun maestro né nessun indirizzo».  Giovanni Fattori.

Della letteratura, oggi

 «On est ce qu'on peut, mais on sent ce qu'on est». Stendhal

Delle scuole di scrittura/2

 «Au language la recherche des phrases nouvelles et des mots peu cogneus vient d'une ambition scholastique et puerile. Peusse je ne me servir que de ceulx qui servent aux halles à Paris!». Montaigne, Essais , I, 25.

Del giudizio letterario

Per avere una buona indicazione (certo, non una sentenza definitiva, ma una indicazione significativa e raramente errata) per avere, dicevo, una buona indicazione della qualità letteraria di uno scrittore, fate un censimento delle letture di coloro che villeggiano - in casa propria o in albergo - per almeno otto giorni a Cortina d'Ampezzo. La reale qualità letteraria degli autori è inversamente proporzionale alla loro diffusione presso i villeggianti di Cortina d'Ampezzo.