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La narrativa italiana del 2025 (ad uso dei nostri pronipoti del 2050)

 Cani, gattini, caffè fumanti in grandi tazze da tenere con le due mani, deliziosa ricerca di sé, amicizia che dà problemi ma poi tanta gioia, amore, amore, amore e amore che fa passare giornate piene piene, nonne, nonne parlanti e nonne morte, bambini molto saggi e tanto suggestivi anche quando rompono i coglioni, gattini che sono tanto cari e oh sì indipendenti, cani saggi fedeli, lavoro che è competizione ma alla fine arriva il momento che ti chiedi e allora cambi tutto perché hai pensato ad una nonna saggia e morta o a un gattino sovrano, investigatori che sono tutti diversi e tutti uguali e tutti caratteristici con simpatiche manie o segreti antichi dolori ma che trovano sempre il colpevole, pasticcerie, dolci, torte, cuochi ma più cuoche, bignè sempre alla crema, tè, tisane, l'anima che si effonde nel profumo caldo di pane appena sfornato o torte create sulla ricetta della saggia nonna morta da tanto o da poco, bambini saggi e impertinenti comunque geniali, ricordi di famigli...

L'editoria d'oggi

 Le case editrici, oggi, sono industrie di abbigliamento i cui esperti credono di saper prevedere quale moda avrà successo. 

Editori d'oggi

 Le case editrici, oggi, sono ristoranti i cui menu hanno qualche centinaio di pagine. 

Uno, nessuno, tutti

 Fra un gruppo di persone almeno trentenni, dite queste sole parole «Caro amico»; ci sono 90 probabilità su 100 che qualcuno/a dica «ti scrivo»; le probabilità salgono a 98 su 100 se consideriamo quelli/e che penseranno queste parole, senza pronunciarle. C'è una sciagura ancora più penosa e funesta della rinuncia alla cultura; è la certezza che la propria "cultura" sia la più comune forma di cultura: tutti sanno quello che io so, tutti pensano come me; chi sa di più, chi sa meglio e chi pensa diversamente (cioè elaborando più elementi) non mi interessa, forse non mi piace; la mia "cultura" va benissimo, anche se io riconoscessi che è scarsa, incerta, opaca, monca, zoppa: è la cultura che condivido con la gigantesca maggioranza delle persone. Dunque, va bene così. Non ho alcun motivo di occuparmene. In ogni modo, va bene così.

La fine della lettura

Mi sembra che mai come oggi i giovanissimi e i giovani evitino la lettura come un male. Quando un ragazzino o una ragazzina prendono in mano un libro che "devono" leggere, guardano solo alla quantità delle pagine e non si interessano di altro. Quando una ragazza o un ragazzo devono scegliere un libro, chiedono solo una cosa: quanto è lungo? Perché questa insofferenza, che talvolta è un vero odio, verso la lettura? Oggi, si comprende questo sfacelo perché moltissimi esseri umani sono antropologicamente mutati in  ricettori di stimoli audiovisivi , cioè il loro cervello riesce a cogliere messaggi solo se sono immagini sonore in movimento . Per queste nuove forme umane, i soli messaggi che sono in grado (e felici) di recepire sono immagini colorate sonore in movimento, qualunque esse siano: il web è colmo di scene demenziali, idiote, futili, assurde, che sono state viste da milioni di persone. La nuova forma umana ha una  relazione esclusivamente passiva con la comunicazione...